sabato 8 febbraio 2014

TUTTA QUESTIONE DI BUCHI.

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Il lamento è l’ultima frontiera della comunicazione. Abbiamo sempre, tutti, bisogno di esprimere il nostro malessere, intasiamo le nostre bacheche facebook di citazioni strappalacrima, ci isoliamo con il nostro ipod impostando repet sulla palylist “just cry, sad song”, pubblichiamo selfie dagli occhi gonfi e il trucco scomposto. 

Tutto è lecito, siamo senza filtri, non proviamo vergogna per le nostre lacrime, non difendiamo l’intimità di una rottura imbarazzante, ci umiliamo da soli perché è scomparsa l’arte del segreto e la bellezza del privato. Ma se la liberalizzazione dell’emozione può alle volte essere un bene, può aiutare il piacione pompato che ha imparato a contare solo per potersi vantare delle sue conquiste di una notte a riscoprire la sua umanità, per tutti noi uomini e donne emotivamente stabili, invece, l’apertura della frontiere del cuore non può che complicarci la vita.

Il dramma diventa la nuova droga delle nostre esistenze, è la botta di adrenalina più facile da trovare sul mercato, certi un vaffanculo e un cuore spezzato te lo regalano così, senza neanche chiedere qualcosa in cambio, spacciatori di fiducia ci inquinano l’umore giorno, dopo giorno, dopo giorno e a noi piace. 

Urliamo al mondo il nostro dolore, torturiamo gli amici con telefonate singhiozzate e ripetitive che per una volta devono essere tollerate, la nostra disperazione merita di essere ascoltata, ci crogioliamo come vampiri dentro una camera  dalle tende tirate che assomiglia più ad una cripta, ma cazzo stiamo male un week end di isolamento è obbligatorio come la modalità aereo sul cellulare, e non è per l'orgasmo che arriva quando il lunedì mattina whatsapp va in tilt e noi ci sentiamo improvvisamente più amati, più compresi, no è l'agonia a cui la nostra storiella fallita ci condanna a imporci azioni tanto drastiche. 

Ma mi sorge un dubbio e se volessimo solo storie da raccontare, se volessimo la guerra solo per la medaglia da reduci che viene dopo ?

E' tutta questione di buchi. Questo è innegabile. Siamo spaccati, crepati, rotti, lacerati e passiamo la vita a ricucirci,  come  il mondo dei social e la nostra voglia di comunicare in una combo micidiale continuano a ricordarci. Forse, però, scegliamo volutamente la misura sbagliata del cerotto e continuiamo a godere segretamente delle cazzate che in fondo ci riempiono la vita e le danno un senso, dimentichiamo che è tutto un gioco, anche l’amore non corrisposto, il rifiuto del secolo, lo stronzo di turno, la facilotta di sempre. Siamo cura e malattia. A seconda dell'umore, a seconda del bisogno, a seconda della moda. 








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